Cibo e cultura
Prima parte
Disturbi dell’alimentazione
Fausto Manara, Anoressia nervosa. Tra psichiatria, psicologia e medicina, F. Angeli, Milano, 1991.
“Il senso che si è voluto dare a questo lavoro è certamente psicosomatico, con un’attenzione da un lato agli aspetti psichiatrici dell’anoressia nervosa e dall’altro agli aspetti biologici, nella direzione di un auspicabile sempre più stretto rapporto tra psichiatria (ma anche psicologia) e medicina” (cfr. Introduzione, p. 10).
Chiara Marocco Mattini (a cura di), Bulimia ed evoluzione alimentare. Atti del convegno “Bulimia ed evoluzione alimentare”, Torino 13 maggio 1991, Centro Scientifico Editore, Torino, 1992.
L’idea di fondo è che “sempre più spesso i giovani appaiono preoccupati del loro aspetto e l’immagine corporea è quindi influenzata dalla cultura e a sua volta può influenzare il comportamento portando ad angoscia e a depressione” (cfr. Introduzione, p. VIII).
La chiave di lettura del fenomeno in questione è psicodinamica e gli elementi disponibili “portano a ritenere di particolare importanza il rapporto con la madre per la genesi dei disturbi alimentari; una serie di elementi di tipo cognitivo, pedagogico e affettivo-relazionale risultano coinvolti per una corretta educazione alimentare o al contrario per una evoluzione in patologia (…). Sembra di poter individuare come elementi patogeni:
- l’attenzione e il conflitto sul corpo riattivati nell’adolescenza;
- l’insieme dei messaggi riguardanti l’immagine corporea ideale che si riscontra con la eventuale distanza dal corpo reale dell’adolescente;
- il ruolo attivo proposto, in contraddizione con il modello femminile parentale di passività e rinuncia, non adeguato rispetto ad un momento storico di importanti cambiamenti riguardanti i ruoli sociali dei due sessi;
- fattori culturali generali e pedagogici familiari che influenzano il rapporto con il cibo (cfr. Introduzione, p. X).
Di particolare interesse mi sembrano le ultime due relazioni contenute nei presenti atti.
La prima: “Le differenze nella prospettiva delle scienze socio-antropologiche” (A. Cottino) nella quale il relatore cerca di mettere in luce, seppur sinteticamente, il rapporto che intercorre tra percezione e utilizzo della droga, con il processo di costruzione sociale e culturale tant’è che “uso, abuso, dipendenza sono termini che designano un complesso e inscindibile intreccio di natura culturale che non può essere capito attraverso una lettura puramente naturalistica, se non a scapito di semplificazioni scientificamente scorrette (…). Si tratta quindi di una complessità che sconsiglia la strada facile del riduzionismo, vuoi che questo operi sul versante naturalistico o invece su quello sociale”.
Ed ecco la importante e significativa citazione conclusiva tratta da un intervento di Becker risalente al 1980:”Una persona può essere dipendente soltanto a patto che essa sperimenti sintomi da astinenza, li riconosca come causati dal bisogno di droga e li neutralizzi assumendo una nuova dose. Il passo cruciale del riconoscimento avviene prevedibilmente quando il consumatore appartiene ad una cultura nella quale i sintomi di astinenza vengono interpretati per ciò che sono. Quando un soggetto ignora la natura della sofferenza causata dall’astinenza e può attribuire il suo disagio a qualche altra causa egli può interpretare erroneamente i sintomi e sottrarsi pertanto alla dipendenza (Becker, 1967: 175 in Conrad P. e Schneider J.W., Deviance and medicalization from Badness to Sickness, Mosby Company, St. Louis, 1980: 95) (cfr. p. 101).
La seconda: “Costituzione, ambiente, abitudini alimentari e malattie” (F. Balzola, S. Avagnina, G. Rovera, tutti operanti a vario livello presso il Servizio di Dietetica a Nutrizione Clinica, ospedale Molinette, USSL n. 8 di Torino), che dopo aver citato tra gli altri studi dell’epoca dell’Istituto Nazionale della Nutrizione, così afferma: ” In conclusione appare che l’abitudine alimentare è governata dalla disponibilità degli alimenti e da numerose intercorrelazioni socio-economiche le quali interagiscono con il comportamento dello stile di vita. L’età in cui è più utile intervenire è quella evolutiva, per impedire l’instaurarsi di comportamenti alimentari a rischio; l’insegnamento dell’educazione alimentare è necessario e ritenuto più efficace se è inserito nei programmi della scuola primaria” (cfr. pp. 110-111).
L’educazione alimentare è inserita attualmente nei programmi scolastici, ma la bulimia e l’obesità sono in continuo aumento. La scuola secondaria cosa propone al riguardo e cosa testimonia quando permette al suo interno l’uso di distributori automatici di bevande, merendine e non interviene sul contenuto qualunquistico di ciò che viene venduto negli spazi bar-ristoro di molti istituti scolastici, tra cui i “famosi” panini?
AA.VV., Psicopatologie e post modernità, I Fogli di Oriss, n. 9, Colibrì, Paderno Dugnano (MI), 1998
All’interno del numero sono presentati alcuni materiali di un convegno che l’associazione ORISS (Organizzazione interdisciplinare sviluppo e salute) che dà appunto il nome all’omonima rivista, insieme a METIS, Centro di ricerca e formazione permanente e all’Università di Verona organizzò nel 1997 dal titolo significativo “Il corpo assente. Anoressia nella società post-moderna”.
Nella prima parte compaiono i testi integrali delle due relazioni principali presentate al convegno, precisamente “Anoressia mentale, paradigma della modernità? (E. Pewzner-Apeloig) e il “Corpo assente” (M. Pezzella), cui fanno seguito due commenti: alcune riflessioni sull’anoressia (M. Gay) e “Il Corpo delle conoscenze scientifiche come strategia dell’accumulazione” (L.P.I. Frattura).
Seguono alcuni frammenti del dibattito che si tenne in un seminario dopo il convegno in cui si riprendono i richiami frequenti alla “società dello spettacolo” con riferimento all’opera di G. Debord e dell’Internazionale Situazionista. Dopo il richiamo all’opera di Debord la discussione si accende, scaturiscono pensieri; un esempio suggestivo sottolinea il carattere mummificante, funebre della fotografia che immobilizza l’istante, mummifica il tempo vissuto, viaggia come doppio fantasmatico, immobilizzato, eternizzato, che naviga staccato dal corpo sottraendo l’ “anima”. L’anoressia in linea con i tempi, costruisce sottraendo (ombra, anima, corpo, interiorità, generatività, ecc.). Per impedire la trasformazione si semplifica il tempo del qui e ora, si amputa il passato e il futuro. La storia si svolge altrove, Eco e Narciso vivono qui e ciò riporta alla società dello spettacolo e alla sua organizzazione. La trasformazione biologica naturale è bloccata: La trasformazione è controllata. Arresto di storia, arresto di trasmissione generativa. (…)
La società dello spettacolo sottrae simboli e propone simulacri, rimuove le dimensioni tragiche consce dei traumi della nostra civiltà, in particolare lo svelamento dell’ambiguità prometeica (fu il regno dell’organizzazione e della tecnica a concretizzare lo sterminio ebraico e quello della scienza a permettere Hiroshima e Nagasaki). (cfr. p. 78).
Nel prosieguo di questo fascicolo monografico altri contributi aiutano il lettore ad allargare il suo sguardo su altri aspetti importanti legati all’anoressia. A partire da un’analisi della letteratura essa può essere considerata insieme ai disturbi dell’alimentazione una Culture Bound Syndromes? (cfr. Scoprirsi esotici. Un’analisi critica del rapporto tra sindromi anoressiche e cultura, di G. Cardamone e S. Zorzetto, pp. 83-111).
Nelle pagine successive lo psichiatra S. Inglese legge la figura psicopatologica nell’ambito delle condizioni e dei bisogni presenti; a seguire le riflessioni del gruppo di ricerca dell’associazione Metis di Verona che sottolinea la necessità di adeguare la figura degli psicoterapeuti a quella dei problemi che oggi sono chiamati a trattare: “nuovi terapeuti” e “nuovi pazienti”.
Infine dal mondo della medicina alcuni specialisti ci raccontano alcuni pensieri e preoccupazioni del medico quando incontra pazienti anoressici.
L’ultima parte della monografia ospita la sezione Schede. Essa tratta di alcuni testi utili “per allargare l’orizzonte del dibattito. Non si tratta infatti solo di descrivere le forme della sofferenza, o i modi della cura, ma anche di interrogarsi sui fattori di rischio che una determinata cultura implica e sulla prevenzione e dunque sulle possibili protezioni la cui messa in opera richiederebbe interventi “politici” sulla cultura” (v.p. 6).
Vanna Berlincioni (a cura di), Disturbi del comportamento alimentare: realtà clinica complessa della post-modernità, in Quaderni de Gli Argonauti, Anno V, n.9, giugno 2005, CIS, Milano. (* estratti)
I quaderni de Gli Argonauti è nato alcuni anni fa come supplemento della più nota rivista di psicoanalisi “Gli Argonauti”, fondata e diretta dallo psicanalista Davide Lopez.
Nel presente numero che propongo alla vostra lettura sono prevalenti i “contributi originali su temi teorici e clinici, che rendono conto della ricchezza dei punti di vista, delle valutazioni e dei modelli interpretativi dai quali la psicoanalisi può illuminare quest’area” (p. 5).
L’articolo introduttivo discute del rapporto tra disturbi alimentari e cultura (Vanna Berlincioni) cui segue un contributo (Simona Argentieri) che affronta l’evoluzione sintomatologica e le polimorfie determinanti sottese ai disordini alimentari. Nel contributo successivo (Marta Badoni) si ripercorre lo sviluppo del concetto di “oralità”.
La psicoanalista Bianca Gatti introduce il tema del “corpo feticcio” dell’anoressica, mentre Walter Bruno affronta l’argomento dell’immagine corporea e della sua distorsione nei disturbi del comportamento alimentare.
Infine Stefania Martinelli “sceglie di parlare di anoressia da un triplice vertice: quello della dimensione temporale, quello dell’esperienza del vuoto e quello del dispositivo del gruppo” (p. 7).
Valerio Albisetti, La trappola dell’anoressia. Perché ci si ammala, come si guarisce, Paoline, Milano, 1996.
L’autore è una delle presenze più significative della psicoanalisi contemporanea; la sua azione e riflessione si colloca all’interno del mondo cattolico e l’autore è da molti anni direttore della collana di successo presso le edizioni Paoline “Psicologia e personalità”, della quale il presente testo fa parte.
Già a partire dall’introduzione viene delineato una sorta di profilo: “Le persone anoressiche, come tutti i detentori di nevrosi, divengono carnefici di se stesse, si condannano alle peggiori sofferenze per espiare ipotetiche, forse inesistenti colpe (…). L’anoressia è diventata quello che era l’isteria nel secolo scorso. Una malattia sociale” (pp. 7-8).
E fin dalle prime pagine è altrettanto chiara la cornice dentro la quale l’anoressia è inserita.
“Nelle famiglie delle persone anoressiche, il potere e il ruolo si sono sostituiti all’affetto e al sentimento (…). L’anoressia interviene quando non si ha più la capacità di esprimersi, di affrontare i conflitti psicologici. Il corpo magro, scheletrico dell’anoressica dimostra l’incapacità di gestire gli stati interiori (pp. 3-10).
Il libro è suddiviso in cinque parti per un totale complessivo di 170 pagine.
Nella prima parte è affrontato il tema del cibo come segno di una battaglia interiore, nella seconda e nella terza parte si analizzano la dimensione sociale e familiare.
Nella quarta parte vengono trattate alcune strategie per affrontare l’anoressia cominciando dalla possibilità di parlare del problema per giungere poi ad un trattamento psicoterapeutico. L’ultimo capitolo racchiude il percorso verso la guarigione. Infatti se dalle testimonianze emerge che “mi portavano da un medico all’altro come un pacco postale… io volevo semplicemente essere capita e sentirmi padrona di me stessa, mentre tutti erano capaci soltanto a giudicarmi …” è altrettanto importante che “grazie anche alla testimonianza di alcune ragazze che ce l’hanno fatta ad uscire dalla “trappola” questo libro vuole aiutare a far luce nella propria psiche e a trovare la via della guarigione” (dalla quarta di copertina).
Il libro in oggetto tratta l’argomento dell’anoressia con precisione e rigore scientifico, aiuta il lettore a riflettere e soprattutto riesce ad utilizzare un linguaggio molto sobrio e assai efficace adatto ai non specialisti.
Laura Dalla Ragione, La casa delle bambine che non mangiano, Il Pensiero Scientifico, Roma 2005, in L’Indice n. 12/2005, p. 25. (*)
Si intende segnalare l’importante recensione di questo recente libro sull’anoressia, scritta dalla giornalista Francesca Borrelli sulle pagine della nota rivista di informazione bibliografica l’Indice dei libri del mese.
L’autrice, Laura Dalla Ragione, psichiatra, racconta la sua esperienza nella prima struttura pubblica italiana interamente dedicata al trattamento dei disturbi alimentari in età pediatrica evolutiva, collocata nel Palazzo Francisci a Todi (PG).
L’articolo elenca poi una serie di altre pubblicazioni recenti sul medesimo tema dell’anoressia che vi segnaliamo: Paolo Cotrufo, Anoressia del sessuale femminile. Dal caos alla costituzione del limite, Franco Angeli, 2005; Richard A. Gordon, Anoressia e bulimia. Anatomia di un’epidemia sociale, Cortina, 2004; L’approccio psicoanalitico nella cura dell’anoressia-bulimia, a cura di ABA, Franco Angeli, 2005; Nadia Mattia, Anoressia: la nostra occasione d’incontro. Madre e figlia a confronto, Zephiro, 2005; Luigi Onnis , Il tempo sospeso. Anoressia e bulimia tra individuo, famiglia e società, Franco Angeli, 2005.
Nota bene
Nel corso di questi ultimi anni sono apparse moltissime pubblicazioni sul tema dei disturbi dell’alimentazione, di diverso valore e grado di accessibilità. Non ne posso certo offrire un resoconto dettagliato dentro al presente percorso tematico, anche se rimando alla seconda parte di questo volume dedicata alla rassegna stampa sul rapporto tra cibo e cultura, in particolare alla sezione dedicata appunto alla relazione tra disturbi alimentari e cultura, dove sono segnalati altri testi significativi sull’argomento in questione.
In parallelo a questo percorso tematico possono essere proficuamente attivate ricerche e studi dal docente e/o dagli alunni, individualmente o a gruppi, da soli o opportunamente guidati da un esperto:
- il tema del genere/corpo/sessualità, interessante come tema di ricerca anche presso altre culture, considerate anche nelle loro pratiche alimentari.
- costruire corpi sessualmente apprezzabili e quindi socialmente e culturalmente integrati.
A questo proposito si possono leggere a titolo introduttivo gli splendidi e complessi saggi contenuti nel numero 46 dell’ottobre 2002 della rivista “La ricerca folklorica” edita dalla Grafo di Brescia dedicato quasi interamente al tema “Genere, sessualità e gestione del corpo”.
Si raccomandano in particolare la lettura dei seguenti articoli: “Rappresentazioni e politiche del corpo materno tra età moderna e contemporanea” di Maria Filippini (pp. 19-25); le “ragioni culturali” delle mutilazioni genitali femminili: note critiche sulla definizione di mgf dell’OMS/WHO, di Maria Luisa Ciminelli (pp. 39-50); “Donne del Fronte eritreo: sessualità e gestione del corpo dalla guerra al rientro nella Società civile, di Giovanni Dore (pp. 73-82). - Può essere utile sul piano della conoscenza e delle riflessioni attivare percorsi monotematici, ma con approcci pluridisciplinari sulla storia, l’evoluzione, l’impatto economico, culturale, sociale, ecc. di alcune bevande ed alimenti (es. caffè, cioccolato, riso, sale, thè, zucchero, ecc.)