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Abuna Manuel

Selezione di pagine e brani tratti dal libro di Nandino Capovilla, Un parroco all' inferno. Abuna Manuel tra le macerie di Gaza, Paoline Editoriale Libri, Milano, 2009, pp. 142, 13 euro.

" Provo a descrivere una situazione straziante e indescrivibile : tutti piangevano e urlavano senza fermarsi, in preda alla disperazione. A ogni ora del giorno e della notte si udivano pianti, urla e lamenti.

 


D' altra parte, un bambino che normalmente piangerebbe anche solo sbucciandosi un ginocchio come può reagire davanti a tanto dolore, a tanta ingiustizia, a tanta violenza? Se anch' io facevo fatica a vedere certe scene senza svenire, un bambino come poteva reagire vedendo sua madre sventrata?
I più piccoli spesso, quando non avevano latte, bevevano quello in polvere sciolto nell' acqua, ma naturalmente non riuscivano a berlo perché era fatto con acqua salata.
I genitori cercavano di cucinare almeno per i bambini, ma a volte non avevano la possibilità di farlo nemmeno per loro.
La Croce Rossa non riusciva a muoversi, le ambulanze venivano colpite dal cielo e da terra: per ventidue giorni gli israeliani hanno tenuto un' intera popolazione sotto assedio, nella morsa della fame e nella penosa morsa della sete. Forse la tragedia più grande e meno raccontata è che non hanno provocato solo uccisioni in quanto tali, perché anche tutto questo, questo insieme di condizioni di vita, uccide e, quando una famiglia non ha acqua per lavarsi, per bere, non ha da mangiare per ventidue giorni, come può sopravvivere? E' un trauma senza limiti " ( p: 41 ).

" In questa guerra l' esercito israeliano ha usato armi proibite, bombe che tagliavano qualunque cosa o persona trovassero. Prova a immaginare cosa voglia dire vedere una donna alla quale vengono amputate in un solo colpo entrambe le gambe. Immagina come migliaia di lame possano sezionare e tagliare in due un armadio, un frigorifero, un letto o una persona. Così accadeva all' improvviso qualsiasi obiettivo venisse colpito si divideva esattamente in due, fossero corpi oppure oggetti. Scene inenarrabili.
Il gas e i missili utilizzati da Israele sono stati spropositati e criminali. Quando distruggevano una casa, distruggevano anche quindici case intorno, con le armi che avevano a disposizione.
Hanno lanciato anche bombe al fosforo bianco: la materia al loro interno è liquida e questo liquido fa fumo. E quando i medici si illudono di averlo estromesso dal corpo colpito, questo, a contatto con l' ossigeno, si riaccende. La ferita diventa un fuoco e una brace che non si consuma. Infatti quando arrivavano i feriti all' ospedale, all' inizio i medici pulivano le loro abrasioni,senza aver capito che quei feriti erano stati colpiti da bombe al fosforo. Solo dopo, dopo aver mandato a casa alcuni feriti, hanno visto che questi tornavano e che loro ferite continuavano a bruciare e a fumare. Allora hanno capito.
Quando a marzo ha piovuto, le case fumavano perché sui tetti c' era ancora il fosforo delle bombe lanciate e la pioggia diventava fuoco e si mischiava al fosforo ancora presente.
Mi chiedo perché dobbiamo accettare di essere umiliati fino a questo punto. Io sono convinto e ripeto che nessuna nazione, nessun popolo e nessun uomo accetta di essere sottomesso a tal punto da un altro popolo. Gli schiavi stessi – la storia lo dimostra – a un certo punto non lo hanno accettato più " ( pp. 44 – 45 ).

" Come prete, e non solo come cristiano, ho detto al patriarca che durante l' assedio abbiamo scoperto la necessità e la bellezza della nostra fede, comunque essa si presenti. Spesso si à cristiani, ma si fatica a mettere in pratica la propria fede. La fede c' è, ma è come se si la mettesse in un cassetto, come se essa fosse parte del proprio curriculum e basta. A Gaza, durante la guerra, abbiamo scoperto come sia necessario mettere in pratica la fede per tradurla nel quotidiano.
E' difficile capire nella teoria il significato della sofferenza ed è difficile anche capire come si possa condividere il dolore delgi altri. Quando si soffre in solitudine, si rischia di perdere la propria fede perché non si riesce a portare questo peso da soli. Durante la guerra abbiamo capito quanto sia importante condividere la sofferenza, portare il peso degli altri anche quando non si sta provando lo stesso dolore. La sofferenza degli altri ci guidava e ci spronava a pregare di più, ad avere più fiducia in Dio, ad agire e a reagire con le nostre forze. Ricordo perfettamente che i cristiani di Gaza non pensavano solo a se stessi. Pregavano per tutti,e, in un certo senso, più per i musulmani che per i cristiani. Dicevano : < Dio, salva tutte queste persone che stanno male >.
Voi occidentali, forse senza accorgervi, fate un discorso paradossalmente poco cristiano quando ci dite che pregate per noi cristiani e aiutate noi cristiani. Ma la nostra prospettiva è completamente diversa : quando ricevevamo aiuti dalla Chiesa, li condividevamo con i musulmani che sentiamo nostri fratelli e parte dello stesso popolo. Tutte le famiglie ospitavano tutti i parenti che arrivavano senza più casa, dopo aver perso tutto. Alcuni parrocchiani avevano accolto nella loro casa persone ferite o affamate. I cristiani erano pronti a condividere quel poco che avevano, spontaneamente.
In questo difficile tempo di guerra abbiano riscoperto la nostra identità di cristiani e di palestinesi. Questo si vedeva anche solo dal fatto che a ogni esplosione tremavamo e piangevamo, perché sapevamo che lì veniva ferito o ucciso qualcuno. In quei terribili giorni, la vita spirituale dei cristiani ha raggiunto uno dei momenti più alti e più puri: E questo si avvertiva fin dai più umili gesti quotidiani. Quando vedi qualcuno che bussa alla tua porta chiedendoti acqua o cibo o latte o soldi e tu stesso non possiedi più nulla, ma con il cuore gli dai un piccolo cesto di frutta da duecento shekels, tu compi il miracolo della moltiplicazione dei pani e mostri il vero volto del cristiano che dona se stesso per gli altri. " ( pp. 54 – 55 ).

" Sinceramente noi non soffriamo per il fondamentalismo, perché i musulmani non sono contro noi cristiani, ma soltanto contro l' occupazione ! Non solo. Ci stimano proprio per la nostra coerenza al Vangelo e spesso sono interessati a saperne di più.
Come in tutti gli ambiti della vita, anche tra noi palestinesi la cosa più importante è conoscerci sempre meglio e aiutarci nelle difficoltà: Per questo, per esempio, è per noi normale e irrinunciabile che nelle nostre scuole cattoliche si insegni il Corano e nelle scuole pubbliche la religione cattolica. Insomma, voi vi stupite ogni volta che vi diciamo che tra noi non siamo solo amici, ma fratelli, e che cerchiamo – entrambe le parti – di coltivare questi rapporti e questa amicizia. E se foste voi a imparare questo da noi ? " ( p. 61 ).

" Quando una famiglia , come molte famiglie che conosco, cerca il corpo del proprio bambino morto e all' obitorio si trova davanti a centinaia di salme, a corpi dilaniati, come può tornare a casa ? Come può ? Come si può pensare che quella famiglia non reagisca, non torni a casa diversa ?
Da Betlemme, altra prigione in cui Israele ha rinchiuso igliaia di cittadini innocenti, ascoltavo rinfrancato ma stanco ilo grido di dolore delle suore, condividendo tutto quanto il loro strazio:
< Ascoltate la voce di chi è dentro quell' inferno ! Di chi vive e vede che cosa la gente di Gaza sta patendo. Sì, la gente. Perché a Gaza non sono tutti terroristi, come d' altra parte pensano anche qui, in Cisgiordania: Che siano di Hamas o di Fatah, sono persone, con tutta la loro dignità di figli di Dio. O forse, sotto sotto, pensate amche voi che tanto sono di serie Z e che quindi... < se la sono voluta >. Certamente è duro dirlo, ma la strage degli innocenti si ripete ancora, proprio qui, come duemila anni fa, e i nuovi Erode sono più vivi che mai. Sentiamo che in Italia la gente giustifica e trova perfino legittimazione a questa guerra.... Ma voi informatevi bene e poi ragionate con la vostra mente e soprattutto con il vostro cuore: Non è tutto spiegato dal lancio dei qassam: i fatti di oggi hanno un retroscena che non giustifica per niente l' operazione < Piombo fuso >. Andate a leggere la storia di questo Paese. Informatevi per capire bene come in realtà stanno le cose. Perché si comprende un' ingiustizia solo conoscendo la storia di questa terra. Ma soprattutto basta ! Ci si deve muovere ! e' moralmente obbligatorio muoversi ! " ( pp. 75 – 76 ).

" L' equilibrio tra Israele e Palestina non c' è. Quando i giornalisti paragonano i missili di Hamas a tutto quello che possiede Israele, è come se io paragonassi la forza di Yussuf, bambino di tre anni, alla forza che ho io. Non può essere corretto il paragone. E' una maniera crudele, disumana di comportarsi, quella che Israele assume.
Sicuramente ci sono alcune persone tra i palestinesi che sono terroristi. Alcune persone. Ma il problema è che accanto a noi abbiamo uno Stato che è terrorista. Israele è il solo Paese che ancora oggi occupa un altro luogo, mentre il mondo accetta questo sapendo che esso non ha dei confini.
Dove sono i confini di Israele, affinché si possa riconoscere ? Nel nome della democrazia e della religione, nel nome di Dio , occupano un altro popolo per renderlo schiavo e prigioniero !
O schiavi, o uccisi : ma questa non è la mentalità della Torah e delle Scritture. Israele sta spingendo sempre più verso una guerra religiosa, mettendo l' islam contro la religione ebraica.
Fino a qundo a capo dello Stato di Israele ci saranno dei soldati, sarà difficile che scelgano di far incontrare le persone. Per cambiare, devono trovare qualcuno che non sia coinvolto in azioni militari. Qualcuno che possa davvero capire cosa significa un albero, un albero per i palestinesi. Credono, distruggendo una casa, di punire una persona. Ma non è così: non puniscono una persona, ma una famiglia intera. In realtà, ogni volta fanno un danno collettivo. Non ci sarà pace nelle case in questo modo.
Israele sta perdendo il suo tempo e il nostro tempo. E' arrivato il momento di cambiare rotta. E questo è il tempo di cambiare anche per noi " ( pp. 82 – 83 ).

" La pace deve essere basata sull' amicizia, sul perdono, sullo sviluppo, sulla giustizia, sul rispetto. Solo così potremo riunirci, israeliani e palestinesi, in modo da creare qualcosa di duraturo. Credo che ci sia una forza, un' amicizia, e una relazione possibile nella diversità, ma la forza a causa della diversità porta comunque a qualcosa di male.
Gli israeliani dicono che Dio ha dato loro questa terra: ma l' h data anche a noi ! Questa terra è terra di Dio. Il cristianesimo è carità e speranza. L' islam è pietà. L' Antico Testamento è promessa. Per questo dovremmo lavorare insieme e parlare e cambiare la mentalità di un Israele che cerca di dominare gli altri, orientandola verso una mentalità che sia relazione e amicizia. L' ebraismo è una religione, non una nazione, così come il cristianesimo è una religione, non una nazione. Gli ebrei possono essere arabi, americani e francesi. Costituire una nazione che sia uno Stato ebraico non può funzionare.
Oggi l' odio ha pervaso ogni cosa. Sofferenza, confisca, diaspora, povertà : tutto questo non darà chance alla pace. Se vogliamo la pace, dobbiamo preparare la pace. ( ... ).
Bisognerebbe fossero le persone a incontrarsi, più che i governanti. Bisognerebbe che le persone, le famiglie si incontrassero, che gli israeliani e i palestinesi qualsiasi si parlassero. Io personalmente non ho mai incontrato e conosciuto una famiglia israeliana. Noi palestinesi siamo sempre di fronte a dei sodati. Ma se avessimo di fronte dei civili, o delle famiglie, le cose cambierebbero. Le persone possono trovare il modo di stare insieme e reagire. Famiglia significa relazione, giustizia, condivisione, vita quotidiana. I soldati significano dominazione, morte, occupazione, violenza, insicurezza ( ...).
I palestinesi all' estero sono considerati come coloro che amano il martirio. I palestinesi invece sono contro l' umiliazione, le colonie, l' occupazione, le confische delle terre, contro le guerre"( pp. 106 – 108 ).

" Se potessi parlare alle comunità cristiane, vorrei suggerire loro che nelle messe si pregasse di più per la pace e la giustizia. Che in qualche occasione, durante la preghiera dei fedeli, ci fosse una preghiera che ricordasse la sofferenza dei bambini, delle persone di questa Terra Santa. Soprattutto vorrei che non si smettesse di pregare. Le comunità cristiane dovrebbero saper pregare per i musulmani e per i cristiani, per i governanti – Hamas compreso – e per il popolo di Gaza. Nelle nostre chiese si prega spesso per i nostri fratelli ebrei, mai per i fratelli musulmani. (... ).
Vorrei che un prete delle vostre comunità passasse un po' di tempo con i cristiani di Terra Santa, che venisse qui a conoscere le persone delle comunità stando con loro. Vedendo la nostra sofferenza saprebbe poi condurre in pellegrinaggio i suoi fedeli cercando le pietre vive e denunciando l' occupazione.
Sarebbe bello che una parrocchia all' estero potesse adottare una famiglia cristiana di Terra Santa, che si organizzassero scambi e incontri tra i ragazzi delle nostre parrocchie. Che si sappia che siamo vivi, che ci siamo.
E che non faccia paura l' idea che i preti e i cristiani di Terra Santa sono arabi.
Ognuno di noi, soprattutto, dovrebbe pregare per chi non lo rispetta. Tute le religioni dovrebbero fare questo. Noi, come palestinesi cristiani, preghiamo anche per gli ebrei israeliani, affinché siano illuminati e possano un giorno ritornare a un' idea di carità, di amore e di comprensione verso tutti.
E chiederei infine a tutti, ebrei, musulmani e cristiani, israeliani e palestinesi, di non abbandonare mai la speranza. Ve lo dico con il cuore in mano e l'animo a pezzi per l' ingiustizia subita : la speranza è l' ottavo sacramento della Chiesa universale. " ( pp.114 – 115 )

" Dalla Chiesa di Dio che è in Gaza ai carissimi santi in Palestina e nel mondo

La grazia del Signore nostro Gesù Cristo, l' amore di Dio e la comunione dello Spirito Santo sia con tutti voi.
Dalla valle di lacrime, da Gaza che sta affondando nel suo sangue, il sangue che ha strozzato la gioia nel cuore di un milione e mezzo di abitanti, vi mando questo messaggio di fede e di speranza. Ma il messaggio di amore è imprigionato, soffocato nella nostra gola di cristiani; noi non ci azzardiamo a dirlo neppure a noi stessi. I sacerdoti oggi nella Chiesa innalzano la speranza come uno stendardo, perché Dio abbia misericordia e compassione di noi e conservi un resto per sé a Gaza, così che la luce di Cristo, che fu accesa dal diacono Filippo agli inizi della Chiesa, non sia estinta e continui a riesplodere a Gaza. Possa la compassione di Cristo ravvivare il nostro amore per Dio, anc e se al momento è in ( ... ).
La guerra deve finire, ora. Ma.... Il mondo deve trovare una soluzione non solo per questo disastro, ma per il riconoscimento del popolo palestinese e non semplicemente tornando alla situazione in cui si trovava prima che tutto questo inferno iniziasse.
I confini di Israele devono essere rispettati, l' occupazione deve finire. Tutto è iniziato sessant' anni fa. Lo status dei rifugiati palestinesi deve essere risolto sulla base del diritto al ritorno, mentre Gerusalemme Est deve essere la capitale dello Stato palestinese. Dobbiamo abbattere il muro dell' apartheid, aprire i passaggi di frontiera, liberare i detenuti palestinesi e rimuovere gli insediamenti israeliani cosicché la terra possa tornare ai suoi originari proprietari palestinesi.
La pace è possibile solo insieme alla giustizia. Quando il mondo darà al popolo palestinese i suoi diritti, allora ci sarà sicuramente la pace in Medio Oriente
Desideriamo che voi innalziate continuamente le vostre preghiere a Dio, e che non celebriate una messa o altra funzione senza ricordare a Dio le sofferenze di Gaza. Mando sms biblici ai nostri parrocchiani per ravvivare la speranza nei loro cuori. Abbiamo deciso tutti di pregare all' inizio di ogni ora < Signore della pace, riversa pace su du noi; Signore della pace, concedi la pace alla nostra terra. Abbi pietà Signore, del tuo popolo e non tenerci nell' inimicizia per sempre> (... ).
Tutta la gente di Gaza dice grazie a voi, nostri amici e fratelli, ovunque siate, per le vostre preghiere costanti e particolarmente per l 'aiuto di cui abbiamo urgente bisogno e che speriamo ci raggiunga presto. Ringraziamo tutti, i vescovi, i preti, i parroci, i monaci e le suore di tutto il mondo perché ci ricordiamo nelle loro preghiere. A beneficio di ogni abitante di Gaza, noi ci uniamo alle vostre preghiere e diciamo al mondo: < D' ora innanzi nessuno mi procuri fastidi, diaftti io porto le stigmate di Gesù Cristo nel mio corpo: La grazia del Signore nostro Gesù Cristo sia con il vostro spirito, fratelli !> ( Gal 6, 17 – 18 ) ( pp. 126 – 127 ). Vostro don Manuel Musallam, Parroco della chiesa cattolica di Gaza .