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Viaggio in Palestina

testi di Mahmoud Darwish, Russel Banks, Bei Dao, Breyten Breytenbach, Vincenzo Consolo, Juan Goytisolo, Christian Salmon, Wole Soyinka, Hélène Cixous, Jacques Derrida, Nottetempo, 2003, pp. 133.

"Viaggio in Palestina", ad avviso di chi scrive, è una cronaca di coscienza.
Mozzamenti degli arti, spezzettamenti, cicatrici della memoria, una nuova specie di bipedi: i disumanizzati.
Anche questi sono gli uomini palestinesi e israeliani raccontati nelle pagine scaturite dal viaggio di visita di una delegazione del Parlamento Internazionale degli Scrittori nella primavera 2002 al poeta palestinese Mahmoud Darwish impossibilitato a rispondere ai numerosi inviti ricevuti dall'estero.

 


"Viaggio in Palestina" non è un resoconto o un diario di guerra, ma è il frutto puro della confusione e della frammentazione interiore di chi si reca in quella terra dove prevale l'assedio da parte di nemici furiosamente anonimi, dove il paesaggio è disfatto, disordinato, quotidianamente mutato, dove la popolazione vive nella disillusione e tra pareti con grandi buchi.
Ne risulta un insieme di brani spezzettati, scoordinati, ma emozionati e lucidi.
Nell'intenso percorso intessuto da ciascuno scrittore, anche da questa parte del mondo finalmente il lettore e pure chi siede intorno ad un tavolo associativo fumoso e non fattivo, riesce a sentire lo stridore delle pietre, dei bombardamenti, il silenzio muto e assordante di chi abbiamo abbandonato alla sua sofferenza privandolo della libertà di parola.
Per Christian Salmon "sembra di sentire distintamente il rumore delle parole maciullate" o di vedere "fino a che punto le parole possono essere assediate da altre parole" o ancora "la sofferenza che sollevano le analogie stupide e ... l'appetito dei media per queste sofferenze".
"Il dolore è la lingua distrutta".
Bei Dao invece rimane colpito da un'opera posta tra altre all'interno dell'aula magna dell'Università di Bir Zeit: "un uovo posato in un nido fatto di chiodi arrugginiti". Aggiunge "Una simile immaginazione faceva male, non poteva che appartenere a un giovane segnato dai traumi della guerra".
Ma c'è chi trova delle vie alternative: "Gli israeliani controllano tutta la nostra vita, ma non riescono a controllare la nostra sessualità", dice un palestinese ironico.
Ed è vero perché le strade, anche dei campi profughi, sono "piene di bambini, nugoli e nugoli di bambini dagli occhi neri e vivaci".
"Viaggio in Palestina" perciò è un libro piccino e pesante allo stesso tempo, ricco di testimonianze locali vive e vivaci, ruvide come pietre, esplosive come corpi.

Francesca Mazzei

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