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Testimone oculare

Muhammad Al-Qaysi, Testimone oculare. Il libro del figlio, Edizioni lavoro, 2000, pp. 163, edizione originale nel 1997, traduzione dall'arabo a cura di Paola Vardaro.

Romanzo autobiografico e psicologico. Il racconto dell'esilio, sin dal coatto abbandono della propria terra, Kafr'Ana, nel 1948, diventa l'occasione per una rivisitazione della propria vita e delle relazioni vissute con la propria famiglia d'origine e in primo luogo con la madre.

 


Ci sono così due livelli che si intrecciano: quello della memoria della propria storia personale e affettiva e quello del racconto del percorso dell'esilio.
Il libro fa immaginare cosa vuol dire concretamente per una famiglia araba palestinese dover lasciare la propria casa e approdare a un campo rifugiati e poi a un altro ancora, e quali lacerazioni tutto questo provoca nei gruppi sociali e nelle singole persone.
Al- Qaysi racconta momenti drammatici, tragiche ed evitabili morti di persone care, ma anche sprazzi di momenti lieti, come quelli vissuti nei circoli di danza in cui si intonavano canti Mawawil, o si esibiva il famoso Giamìl Al Nabali o la compagnia di Abu Amìna. Rievoca momenti storici importanti e drammatici, personaggi significativi come Folke Bernadotte, mediatore nel 1948 per incarico delle Nazioni Unite tra arabi ed ebrei, il quale venne assassinato il 17 settembre dello stesso anno in un attentato organizzato da un gruppo estremista ebraico.
L'autore descrive anche luoghi, come Ramallah ("la città dal corpo affusolato come una lancia, reso ancora più bello dal connubio di tetti rossi e cipressi di cui è cosparsa, di cui ci si inebria passando di sera") e il suo castello rosso, il Parco Na'Um, dove Omar Sharif e Peter O'Toole hanno girato Lawrence D'Arabia.
Nel romanzo emerge altresì lo stile poetico di Al- Qaysi e la sua sensibilità per le opere letterarie.
Parla della stampa di allora come "Nisf al Layl", rivista di Beirut, che pubblicava nell'ultima pagina racconti a puntate e poesie o di opere letterarie apprezzate e lette come "Il mare, il mare" di Iris Murdoch, i libri di Nagib Mahfuz e di Mahmùd Amin El Amin, pubblicati sulla rivista egiziana "Al Musawwar", "Giorni insieme a lui" di Colette Khuri, "La fiaccola infinita", raccolta di poesie di Amin Shanar.
Il tutto si svolge seguendo il filo della memoria e dei ricordi che man mano riemergono.
"Ricostruire la propria memoria non per opporla a un'altra memoria, ma per trarre la forza di ricominciare a vivere domani. La forza e la volontà di ritornare non al paese mitizzato, ma al paese reale..."

Francesca Mazzei

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