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Alberto La Volpe, Diario segreto di Nemer Hammad, ambasciatore di Arafat in Italia,
Ed. Riuniti, 2002, pp. 239.

"Conoscere se stessi attraverso gli altri", è il sottotitolo che darei a "Diario segreto di Nemer Hammad, ambasciatore di Arafat in Italia".
Questo libro, infatti, parla della Palestina dagli anni 1948 in poi, ma anche dell'Italia e della nostra politica degli anni '70.

 


Nemer Hammad racconta nel tempo la storia personale sua e della sua famiglia a partire dall'esilio a 7 anni, attraverso la sua fortunosa vita in diversi paesi, fino alla partecipazione in età matura all'attività politica a favore del suo Paese e in particolare alla costituzione, per incarico dello stesso Arafat, di un'ambasciata palestinese in Italia con sede a Roma. Parla così del partito Baath (Rinascita), dell'evoluzione del principio dell'unità araba, della nascita della rivoluzione palestinese, dell'OLP, di incontri con personaggi che poi diventeranno protagonisti di questo tempo come Saddam Hussein, o di Nasser, di tutta una serie di avvenimenti (come il massacro di Sabra e Chatila o il sequestro dell'Achille Lauro) e di intrecci politici tra diversi paesi. Così il ricco e appassionante racconto che ne viene fuori consente a chi legge di comprendere più profondamente la storia e l'evoluzione della cosiddetta questione palestinese. Durante questo intenso trascorrere di avvenimenti, Nemer ha avuto sempre al suo fianco Ghada, la donna della sua vita, alla quale dedica queste parole "una moglie esemplare, una compagna che è sempre stata al mio fianco, come dicono i cristiani, nel momento del matrimonio, nella buona e nella cattiva sorte", proprio "a dimostrazione di quanto possa contare una presenza femminile anche nel mondo arabo, aldilà di tanti luoghi comuni".
Con occhio distaccato Nemer, inoltre, attraverso i suoi racconti offre profili anche di politici italiani e proprio attraverso le posizioni che questi personaggi hanno preso nei confronti della questione palestinese impariamo a conoscerli meglio. Per esempio Nemer mette in evidenza l'umanità di Moro o la determinazione di Berlinguer, che una volta gli disse "Evitate di farvi tantissimi nemici perché nessuno vi difenderà". Parla anche dei mesi difficili del sequestro di Moro e i dubbi pesanti che furono sollevati su coinvolgimenti dell'OLP, o di altri personaggi come Craxi e De Michelis.
Così la politica fa da protagonista nel diario di Nemer. Essa viene comunque affiancata con sintonia dalla documentazione e dal racconto di avvenimenti storici. Significative sono le descrizioni puntuali degli attentati e dei forsennati climi di angoscia, che, di volta in volta, sono stati vissuti a causa di esplosioni di bombe, anche in piena città a Roma, o dei vari incontri politici internazionali.
Dal libro viene fuori anche un ritratto di Arafat, Mr. Palestina, a partire dalle sue prime iniziative (quando nel 1952, profugo in Kuwait, aveva scritto col sangue una lettera di sostegno della rivoluzione di Nasser) o dalla descrizione di quella che Nemer dice di Arafat una della caratteristiche più importanti, quella di non dare deleghe precise, ma solo la fiducia nel delegato e nella sua capacità di analisi. Nemer, in occasione del racconto che fa del funerale di Berlinguer, scrive "Arafat è un personaggio molto singolare, molto complesso. Da una parte ha nervi d'acciaio e lo testimonia tutta la sua vita; dall'altra ha momenti di grande tenerezza, di grande fragilità, quasi come un bambino. A un certo punto fu colpito infatti da una grande commozione. Lo vidi piangere mentre gli ero affianco. Evidentemente, come in un film, gli passavano le immagini dei momenti più significativi dei rapporti con Berlinguer, della sua politica verso i Palestinesi". In quell'occasione dal palco qualcuno aveva detto "Berlinguer non è morto, Arafat vive in mezzo a noi!"
Toccante poi il breve racconto che Nemer fa della prima volta in cui Arafat, in occasione di un suo viaggio in Italia, ha mangiato in un ristorante all'aperto. Il suo commento triste fu "Mi accorgo in queste occasioni quanto mi manchi la felicità".
Anche questo piccolo episodio è uno stimolo per provare a capire cosa vuol dire vivere senza pace al punto da non avere la possibilità di godere di un pranzo, alla cui preparazione, invece in un Paese come il nostro si dedica quotidianamente tempo e creatività.
Di fronte a leader di questa importanza e forza, altri soggetti politici, pur formalmente rappresentativi, a chi scrive appaiono ridicoli, soprattutto quando vengono alla mente nelle loro mise volutamente informali e sportive, con sorrisi fasulli atti a palesare una serenità e una spensieratezza che solo Dio, forse, sa da dove arrivi e mentre magari si fanno scarrozzare da una macchinetta bianca a quattro ruote nella villa di uno di loro, come se il governare popoli fosse un grande gioco o una giostra. E questi stessi leader trasformano teatri in scene reali di morte.
La forza di questo libro è, ad avviso di chi scrive, anche nel mettere in evidenza il mondo degli accordi dei burattinai del mondo intero.

Francesca Mazzei

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