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La sposa di Assuan

Rula Jebral, La sposa di Assuan, Rizzoli, Milano, 2005, pp. 256

Il libro racconta la storia di una famiglia di cristiani copti egiziani prima della seconda guerra mondiale e fino ai giorni nostri.
La famiglia fugge da Assuan, in Egitto, perché i cristiani copti sono sospettati di collaborazionismo con gli inglesi dai musulmani, durante il mandato britannico sul Medio Oriente. Si trasferisce in Palestina nella speranza di trovare pace. Troverà invece una terra dilaniata da odio. Il capofamiglia verrà ingiustamente ucciso perché accusato di collaborazionismo.

 

 

La moglie e la figlia con grande coraggio riusciranno a riprendere a vivere fino a quando la Nakba si abbatte sulla loro esistenza, sconvolgendola con una nuova morte e la separazione di un figlio e della nonna dalla madre e dalle sorelle. Salua, figlia della famiglia copta, dopo aver visto la morte del padre vede la morte del marito e viene divisa dalla guerra del '48 dal figlio e dalla madre, oltre a venire privata della propria casa, che viene data ad una famiglia ebrea giunta in Israele dall'Europa. Ella con grande dignità lotta per continuare a vivere e fa causa al governo israeliano per riprendere la propria casa. Non si sa se vi riuscirà, ma otterrà la cosa per lei più importante: riavrà il figlio, perso bambino, finito in un campo profughi durante la guerra del '48, adottato da una famiglia parigina, diventato avvocato e giunto in Israele come legale di parte avversa alla donna. Il figlio e la madre così si ritrovano.
Per molti aspetti questa storia ricorda quella raccontata da Kanafanii in "Ritorno a Haifa". Quante storie uguali a questa il Palestina, quante persone conservano ancora la chiave della casa da cui sono stati espulsi nel '48, quanta gente ancora vive nei campi profughi. Per quanto ancora?

Eleonora Gozio – Associazione di Amicizia Italia-Palestina