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Le Marche tra ambiente,
storia e cultura
Descrizione dei luoghi di visita
Recanati
Recanati e la Pinacoteca Civica - complesso settecentesco della Villa Colloredo Mels
La Villa Colloredo Mels è la sede del Museo e della Pinacoteca.
Nella Pinacoteca Comunale di Recanati ampi spazi interni sono utilizzati come Museo per le opere di Lorenzo Lotto (Venezia 1480-Loreto 1557), genio inquieto del Rinascimento italiano, morto poverissimo a Loreto e oggi unanimamente riconosciuto come uno tra i più grandi artisti del ‘500.
“Il Polittico di Recanati è un testo dei più rilevanti della pittura di quegli anni… Qui il Lotto imposta il problema, nuovo, della luce - significante -, in contrapposizione a quella giorgionesca, che è -naturale-…. La scena centrale è investita da un’onda luminosa che sfiora i volti, li aggredisce dal basso e ne esaspera le fattezze…La luce rileva la dolorosa tensione del volto della Vergine…La luce inquieta rivela le coscienze, penetra nelle più riposte e segrete angosce degli animi…” (da “Pittura nelle Marche”, vol. II, di Pietro Zampetti)
Il Museo ospita, del pittore veneziano, l’Annunciazione, il San Giacomo, il Polittico di San Domenico e la Trasfigurazione.
Accanto ai quadri di Lorenzo Lotto il Museo custodisce anche il dipinto attribuito a Vincenzo Pagani, La Traslazione della Santa Casa dei primi del ‘500, il Polittico di Pietro da Recanati del 1422, la grande tela Madonna e Santi del fiorentino Gregorio Pagani, della fine del ‘500 e altre importanti Opere.
Un Museo nel Museo è quello dedicato al tenore lirico Beniamino Gigli.
Recanati - Beniamino Gigli (Recanati 1890-Roma 1957)
“Un giorno la mia voce tacerà per sempre; che resterà ancora di me se non lasciassi il segno della mia umanità?”
Orio Vergani, famoso critico e giornalista del secolo scorso, nella circostanza dell’elogio funebre per la morte del grande tenore lirico ne descrisse la figura con queste parole: “Norma di vita: la generosità”.
“Beniamino Gigli- racconta il nipote prof. Luigi Vincenzoni, figlio di una sorella, diceva a tutti, anche ai familiari, che la sua voce era un dono di Dio, che a sua volta egli doveva donare agli altri e Beniamino -continua il professore- non si è certo risparmiato: 42 anni di carriera, 65 Opere, 36 Stadi, 800 Città, 300 dischi, 800 concerti di beneficenza di cui uno perfino nelle famigerate carceri di Sing Sing” “…perché ciascuno sa che nella sua vita sono sintetizzate le qualità migliori della nostra tradizione umana: la generosità, l’umiltà, le abitudini semplici, l’immediata e spontanea capacità di partecipare affettivamente agli eventi e ai problemi degli uomini del suo tempo” (dalla “Primavera del tenore” di Franco Foschi in “Beniamino Gigli e il suo mito”, Associazione Beniamino Gigli, Recanati)
Nel piano superiore del Palazzo Comunale si trovano il “Museo Gigli” e il “Museo della chitarra”.
Il Museo Gigli sarà trasferito nel corso del 2007 presso il teatro “Persiani” di Recanati.
Attualmente il Museo, in 4 vetrine poste lungo le pareti, conserva 28 costumi di scena; in un grande armadio a vetri, vi sono altri 24 costumi, parrucche, collane, varie calzature che rientravano nel materiale scenico dell’artista. Sono presenti inoltre articoli di stampa, dischi, fotografie e diplomi.
Recanati - Giacomo Leopardi (Recanati 1798-Napoli 1837)
Educazione: “Il gran torto degli educatori è di volere che ai giovani piaccia quello che piace alla vecchiezza e alla maturità” (dallo Zibaldone, 1817-1832)
La Biblioteca Leopardi
“…E’ rimasta intatta rispetto al tempo in cui vi studiavano il conte Monaldo e Giacomo. L’origine di questa biblioteca è abbastanza curiosa. Il piccolo nucleo ereditato dalla famiglia era stato arricchito dal conte con tutti i volumi capitati a Recanati: libri francesi acquistati da venditori ambulanti, libri avuti dallo zio (Orazio Leopardi, conte, canonico e prozio del poeta), dal medico condotto, dal parroco, l’intera biblioteca di un vicino di casa; poi, i volumi comprati da don Pietro Pintucci per un vitalizio di 40 scudi l’anno…e quelli acquistati da una nave francese arrivata ad Ancona con i libri saccheggiati nei monasteri greci di Corfù; infine i 300 libri regalati a Giacomo dagli amici, in gran parte dizionari, orazioni, dissertazioni, glosse di erudizione latina, greca, ebraica, sacra e profana. La biblioteca si sviluppa su quattro sale lunghe e strette…Nella prima sala, presso la finestra, è rimasta intatta la scrivania nella quale sedeva Giacomo. Al suo posto è anche il calamaio di porcellana bianca nel quale sono rimasti i petali secchi del garofano lasciato dal Carducci” (100 Itinerari Italiani scelti e illustrati da Selezione Dal Reader’s Digest)
Il Palazzo Leopardi, dove si trova la Biblioteca, è un grande edificio settecentesco ed è tuttora abitato dai discendenti della famiglia.
Luoghi della memoria leopardiana
Casa di Silvia
È situata di fronte al Palazzo Leopardi e vi abitava Teresa Fattorini, figlia del cocchiere di casa Leopardi e ispiratrice inconsapevole del Canto “A Silvia”
Colle dell’Infinito
È il Monte Tabor. Dalla sua sommità si può vedere lo stesso panorama che il Poeta sovente contemplava: “Quei monti azzurri…, i Sibillini, e ” Quel lontano mar…”
Torre del Passero Solitario
Risale al XIII secolo ed è la “Torre Antica” che accoglieva il “Passero Solitario”del celebre canto composto in prima stesura tra l’Ottobre e il Novembre 1821
Obiettivi educativi e formativi della visita guidata alla Biblioteca del Palazzo Leopardi e della visita libera ai “luoghi leopardiani”
Nel percorso che si snoderà tra le stanze nelle quali il Leopardi ha vissuto gli anni dell’infanzia e quelli dell’adolescenza, gli studenti potranno percepire la personalità del Poeta in modo più intimo e intenso.
La visita libera al Monte Tabor, “Il colle dell’Infinito” e alla cittadina nel suo complesso, potrà favorire una sintonia spontanea con la complessa interiorità del Leopardi, dolorosamente sospeso tra l’amore esclusivo per la propria terra e l’ansia invincibile di evaderne.
”[…] E che pensieri immensi,
Che dolci sogni mi spirò la vista
Di quel lontano mar, quei monti azzurri,
Che di qua scopro, e che varcare un giorno
Io mi pensava, arcani mondi, arcana
felicità, fingendo al viver mio! […]” (Giacomo Leopardi, “Le Ricordanze”, vv. 19-24)
La vista dei luoghi nei quali il poeta di Recanati ha trascorso gli anni giovanili, luoghi che sono rimasti quasi immutati dopo più di un secolo, potrà aiutare gli alunni ad acquisire una visione più realistica e completa dei motivi che hanno ispirato le liriche del Leopardi, dall’Infinito alle Ricordanze a Silvia, Alla luna, al Sabato nel villaggio. Non è un caso, infatti, che proprio a Recanati sorga un famoso Centro di Studi Leopardiano. Salendo verso il monte Tabor, il “Colle dell’Infinito”, e lasciando vagare lo sguardo sul panorama circostante, non possono non tornare alla mente, tra gli altri, i versi della lirica “A Silvia”
“…Mirava il ciel sereno,
le vie dorate e gli orti,
e quinci il mar da lungi e quindi il monte.
Lingua mortal non dice
quel ch’io sentiva in seno…”
(Giacomo Leopardi “A Silvia”, vv. 23-27)
Abbadia di Fiastra - Riserva Naturale Statale
Abbazia di Santa Maria di Chiaravalle
L’ambiente naturale
Istituita nel 1984 con una convenzione stipulata tra la Regione Marche e la Fondazione agraria Giustiniani Bandini proprietaria dell’area, è stata in seguito riconosciuta come ” Riserva Naturale dello Stato” dal Ministero dell’Agricoltura e delle Foreste con proprio decreto del 10 Dicembre 1985.
La Riserva si estende per 1901 ettari e comprende: la Selva (100 ha ca.); i campi coltivati; il lago “Le Vene” e i corsi d’acqua Fiastra ed Entogge con la vegetazione e la fauna tipiche delle zone umide; passeggiate a cavallo; percorsi ciclabili.
La Selva, dichiarata dalla Regione Marche “Area floristica protetta” (L.R. n.52/74), ha una particolare valenza scientifica perché è l’ultimo esempio di superficie del tipo “foresta”; tra le specie boschive presenti al suo interno troviamo la roverella, l’orniello, l’acero campestre, l’olmo, il ginepro; tra le specie floristiche non manca il carpino orientale, l’elleboro del Bocconi, lo zafferanetto, il capochino.
Nella Selva è inoltre possibile incontrare il capriolo che è stato reintrodotto nel 1957, e la faina, il tasso, la donnola, il riccio, il ghiro; tra gli uccelli figurano lo sparviero, l’allocco, il picchio verde, il picchio muratore, l’upupa e vari piccoli passeriformi.
Obiettivi educativi e formativi della visita alla Riserva Naturale dell’Abbazia di Fiastra
- Scientifico: il percorso a piedi all’interno della Selva permetterà agli alunni di scoprire:
-
- Un esempio di superficie del tipo Foresta;
- Esemplari vari e notevoli di specie boschive e floristiche;
- Possibili incontri ravvicinati con animali colti nel loro ambiente naturale.
- Naturalistico/Ambientale: la scoperta della pluralità di specie animali e vegetali che popolano e animano il bosco condurrà gli studenti a vivere un’esperienza educativa di grande rilievo.
- Culturale: si potranno completare o anticipare le esperienze vissute durante la visita nella Selva nell’aula didattica della Riserva Naturale. Utilizzando un microscopio ottico gli studenti potranno infatti individuare le caratteristiche strutturali e funzionali di una cellula vegetale e alcuni microorganismi presenti nell’ambiente naturale.
Finalità della visita alla selva e della lezione teorica “dal macro al micro”
Con l’esperienza diretta della visita alla Selva e attraverso la precedente o successiva lezione teorica, gli alunni potranno:- verificare il piacere della meraviglia nella scoperta di un mondo vegetale ed animale colto nel suo habitat;
- acquisire la consapevolezza che l’ambiente naturale nel quale siamo immersi è regolato e governato da leggi armoniose e rigorose che ognuno di noi dovrebbe conoscere e saper rispettare;
- comprendere infine che la sopravvivenza della nostra specie è strettamente connessa alla cura e alla salvaguardia dell’ambiente e che ogni individuo consapevole ha, in quanto tale, la responsabilità di questa tutela e il compito di questa cura.
Visita all’Abbazia Cistercense di Santa Maria di Chiaravalle di Fiastra (Sec. XII)
La visita all’interno dell’Abbazia comprenderà:
- un incontro diretto, per coloro che lo desidereranno, con il Padre Priore dell’Abbazia;
- la Chiesa abbaziale dalle strutture semplici ed essenziali, in sintonia con la spiritualità cistercense: nel presbiterio si trova un interessante ciclo pittorico che risale al 1473 e che viene attribuito a Stefano Folchetti della scuola del Crivelli.
- Il Chiostro, simbolo della vita monastica perché luogo di meditazione e di preghiera;
- il Pozzo ottagonale e la Cisterna che raccoglieva l’acqua piovana, importanti testimonianze della storia dell’architettura e delle conquiste tecnico-idrauliche dei monaci;
- il “Cellarium”, locale utilizzato come magazzino;
- le Grotte, che raggiungono una profondità di circa 6 metri con nicchie per le botti di vino e /o per custodire riserve alimentari;
- la Sala del Capitolo dove i monaci si riunivano ogni mattina per leggere un capitolo della Regola di San Benedetto;
- la Sala delle Oliere dove si conservava l’olio di oliva prodotto dall’Abbazia. Oggi questo ampio locale ospita una raccolta di reperti archeologici provenienti dalla vicina Urbs Salvia (Urbisaglia).
Obiettivi didattici e formativi della visita
- Storico: approfondire la conoscenza del forte e positivo influsso che il Monachesimo in generale e i Cistercensi in particolare esercitarono per la rinascita culturale ed economica dell’Europa nell’epoca medioevale (XII-XV sec.) nell’ambito della cultura non solo religiosa, in quello dello sviluppo del territorio e della cura e tutela dell’ambiente.
- Culturale: nello “Scriptorium”, ovvero in una stanza ampia e luminosa, alcuni monaci, gli “amanuensi”, trascrivevano i Testi Sacri, le opere dell’antichità classica, testi di Patristica, opere esegetiche e giuridiche, in un umile e paziente lavoro non solo di trascrizione ma anche di miniatura e rilegatura. I volumi venivano poi custoditi nelle Biblioteche e in questo modo è stato salvaguardato ed è giunto fino a noi quel vasto patrimonio culturale che costituisce la base di tutte le nostre attuali conoscenze.
- Ambientale: i monaci resero fertili dei territori malsani e produttive delle valli ricoperte di foreste, costruirono ponti, strade, argini, torri di asilo e di difesa ma seppero preservare anche delle zone boschive; una di queste, giunta intatta fino a noi, è appunto la Selva.
- Architettonico/Artistico: l’esterno dell’Abbazia, tutto di ridenti mattoni rossi, fu ideato da architetti francesi secondo il modello dell’architettura romanico-borgognona e rappresenta un modello di architettura di transizione dal romanico al gotico. Nell’interno si possono ammirare, tra l’altro, affreschi del 1400 e un chiostro cinquecentesco.
- Storico-Religioso: in una parte della Borgogna, a Citeaux (lat. Cistercium, da cui Cistercense) l’abate benedettino Roberto di Molesmes diede origine ad un rinnovamento monastico che voleva tornare a seguire alla lettera le indicazioni originarie della Regola benedettina. Il nuovo ordine cistercense si contrapponeva in tal modo a quello cluniacense, il quale aveva perso il rigore delle origini. I monaci cistercensi guidati dal santo abate Bernardo di Chiaravalle fondarono un ordine monastico nuovo che si diffuse oltre la Francia, nei Paesi balcanici, ad oriente dell’Elba, in Irlanda e in Italia.
Finalità della visita all’Abbazia
Gli studenti opportunamente preparati dai docenti di Italiano e Storia, di Educazione Civica, di Storia dell’Arte, di Geografia, di Lingua Straniera, di Religione, di Scienze, potranno verificare ed approfondire i contenuti delle lezioni teoriche interdisciplinari e propedeutiche analizzando concretamente un capitolo significativo della storia dell’alto Medioevo italiano ed europeo considerata sotto il profilo letterario, storico, architettonico, artistico, scientifico, ambientale, geografico, religioso.
Gli stessi alunni potranno scoprire la validità delle iniziative dei monaci cistercensi per quanto riguarda l’opera minuziosa di conservazione, di trasmissione e di diffusione della cultura laica oltrechè di quella religiosa che essi hanno svolto nel tempo; potranno riflettere sull’attualità delle loro iniziative per tutto quanto concerne l’attenzione e la correttezza dei comportamenti nel rapporto che l’uomo intesse con il territorio: le opere di bonifica, le attività di promozione delle risorse disponibili, l’impegno alla salvaguardia, alla tutela, al rispetto dell’ambiente naturale, vegetale e animale.
Attraverso la testimonianza offerta anche dalle strutture architettoniche dell’Abbazia che sono caratterizzate da uno stile austero, sobrio ed elegante, gli studenti potranno compiere l’esperienza arricchente di avvertire il clima di serena armonia che avvolge i luoghi e le persone dei monaci dediti, ieri come oggi, al lavoro, allo studio, alla meditazione silenziosa, all’umile e fervente preghiera.
Indicazioni pratiche per la visita
Periodo indicato per la visita: ottobre, novembre, febbraio, marzo, aprile
Per consentire uno svolgimento tranquillo e proficuo delle visite, gli alunni saranno suddivisi in tre gruppi: mentre un primo gruppo per un numero di non più di 25 studenti visiterà l’Abbazia e sarà accompagnato da almeno due docenti, il secondo gruppo sarà ulteriormente suddiviso in due sottogruppi costituiti da 12 o 13 alunni per ciascun gruppo; ogni sottogruppo sarà seguito da almeno un docente. Mentre i primi 12 o 13 alunni effettueranno la visita della Selva, gli altri studenti seguiranno la lezione teorica nel laboratorio “Dal macro al micro”; nello stesso laboratorio si recheranno gli studenti al ritorno dalla visita nel bosco mentre entreranno a loro volta nella Selva coloro che nel frattempo hanno finito di seguire la lezione teorica. Gli alunni che nel frattempo avranno terminato la visita dell’Abbazia, saranno divisi a loro volta in due sottogruppi per le successive visite mentre entreranno nell’Abbazia coloro che hanno terminato la visita della Selva e hanno finito di seguire la lezione teorica.
Se rimarrà ancora del tempo, chi lo desiderasse potrà compiere, prima della cena, una passeggiata distensiva nel giardino all’inglese del Palazzo Giustiniani-Bandini, tra lecci secolari ed una rara quercia da sughero.
Destinatari della visita
I destinatari della visita sono gli alunni della Scuola Media Inferiori (classi terze); gli alunni della Scuola Media Superiore, ivi compresi i C.F.P., dalle classi prime alle classi quinte.
Durata indicativa complessiva della visita pomeridiana: dalle quattro alle cinque ore, con inizio alle ore 16 ca.
Durata indicativa del percorso naturalistico: h.1,30
Durata indicativa dell’attività di approfondimento (“Dal macro al micro”): h.1
Durata indicativa della visita all’Abbazia di Santa Maria di Chiaravalle di Fiastra: h.2
Fermo
Le Cisterne Romane
In via Degli Aceti, non lontano dalla Piazza del Popolo, è ubicato l’accesso alle Cisterne Epuratorie Romane costruite in epoca augustea tra il 60 e il 40 d.C.
Il complesso architettonico ospita 30 sale sotterranee disposte su tre file parallele, si estende per 2.212 mq ed è in un ottimo stato di conservazione.
“…Se da una parte le varie crepe, visibili nei muri perimetrali e nelle volte testimoniano le dolorose vicissitudini cui le Cisterne sono andate soggette, e se d’altra parte esse sopportano bene da molti secoli il gravissimo carico di un intero quartiere costruitovi sopra, si deve proprio concludere che la tecnica costruttiva, la qualità del materiale edilizio e il calcolo delle resistenze sono superiori ad ogni elogio e fanno delle Cisterne fermane una grandiosa realizzazione architettonica la quale ad una immensa solidità unisce un’austera bellezza e un’incomparabile utilità pubblica.” (da: “Le Cisterne Romane di Fermo”, Prof. Pompilio Bonvicini, Archeologo Gaposa-Fermo 1989).
Gli studenti potranno ammirare la solida armonia della strutture architettoniche che hanno resistito all’insulto dei secoli e che sono arrivate intatte fino a noi; comprenderanno come l’edificio rappresenti una testimonianza preziosa del grado di cultura matematica ed ingegneristica al quale erano pervenuti quei romani che ne concepirono il disegno e ne curarono la realizzazione.
Sant’Elpidio a Mare
La Pinacoteca Civica “Vittore Crivelli”
I veneti Carlo e Vittore Crivelli furono molto presenti nelle Marche nel XV secolo.
L’arte di questi Autori oltreché appartenere alla corrente del Gotico, denominato Internazionale in quanto si estende dal Golfo di Venezia alle Marche e alla Dalmazia, è individuata anche come “Adriatica” perché l’Adriatico è il luogo delle loro Opere.
Tra i secoli XV e XVI si hanno infatti notizie di rapporti tra la cultura marchigiana e quella istriano-dalmata e centri di cultura slava si trovano a Ragusa, Spalato, Zara, Sebenico. Un’altra caratteristica di questa corrente pittorica è rappresentata dal fatto che alla fine del XV sec. la forma del Polittico resisteva, nelle Marche, alla forma innovativa della Pala d’Altare.
“…del resto i Polittici assomigliano alle facciate verticaleggianti delle chiese urbane diventate più spaziose nel passaggio dal Romanico al Gotigo anche per l’esigenza di ospitare un maggior numero di fedeli richiamati dalle prediche appassionate di qualche influente membro degli ordini mendicanti …” (“Itinerari nel fermano”, Sistema Turistico Locale)
Alla fine del XVIII sec., in seguito alla soppressione degli Ordini Religiosi e al diffondersi del collezionismo d’arte, molti polittici del Crivelli furono smembrati e venduti e oggi si trovano in diverse pinacoteche e collezioni private, in Italia e all’estero.
Attraverso i contenuti specifici inclusi nelle Opere che visioneranno, gli studenti potranno leggere precise informazioni riguardanti aspetti della vita sociale, politica, economica, culturale, spirituale etc., del tempo in cui tali Opere furono prodotte.
La visione di alcune tra le tante Opere d’arte presenti nel territorio marchigiano permetterà ai partecipanti di compiere la suggestiva esperienza di visitare in modo animato e forse insolito, momenti della nostra storia politica, culturale, economica, religiosa, sociale, insieme a quella di altre civiltà.
La Pinacoteca Civica Vittore Crivelli è stata allestita all’interno di un Palazzo sorto su un antico convento dell’ordine dei Filippini. Nel Dicembre 2001 è stata aperta al pubblico la “Sala Vittore Crivelli” con tre Opere del Maestro veneto:
- Polittico Incoronazione della Vergine (XV sec.) proveniente dalla chiesa dei minori osservanti;
- Trittico Visitazione della Vergine a Santa Elisabetta (XV sec.) proveniente dalla chiesa dei minori osservanti;
- Monaco Francescano (XV sec.) formella di predella dispersa.
Il Museo della Calzatura
“Il percorso espositivo è stato pensato per illustrare le trasformazioni che hanno subito le calzature, dai primi approcci medievali fino alle produzioni più recenti che in molti casi rappresentano delle vere opere d’arte, frutto dell’abilità e della maestria degli artigiani locali.
Così, dalla fedele riproduzione di una bottega artigiana inizia la scoperta di un mondo…dove la semplicità dei gesti si accompagna da sempre alla creatività e alla sperimentazione, contribuendo… alla storia dell’evoluzione del costume….
La prima sezione del Museo “Calzature di ogni tempo e di ogni luogo” è costituita quasi esclusivamente dalla collezione del cav. Vincenzo Andolfi e comprende oltre 130 paia fra scarpe, stivali, sandali, zoccoli e pantofole provenienti dalla Cina, dall’India, dal Canada, dall’America latina, ma anche da molti Stati europei e africani…
La seconda sezione “Industria calzaturiera marchigiana”, oltre alle originali calzature realizzate secondo gli esclusivi studi stilistici degli studenti della Scuola Regionale per Calzaturieri, custodisce i macchinari e le attrezzature usate nel corso delle varie epoche…
L’ultima sezione ” Scarpe dei personaggi famosi”, in continua espansione, ospita le calzature appartenute ad importanti personalità della sfera religiosa…; le scarpe di molti campioni sportivi…; le calzature donate da cantanti e personaggi dello spettacolo…” (Dalla Guida al Museo della Calzatura- Palazzo Montalto Nannerini)
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