Tre giorni nelle Marche
Descrizione dei luoghi di visita

San Benedetto del Tronto

“Ancora simili alla navi omeriche sono infatti le paranze di San Benedetto: esse si governano come si governavano quelle, richiedono stesse manovre, stessi sforzi per salpare o approdare.
Anche qui, come in antico, si spia il cielo prima di salpare: anche qui, come faceva Ulisse, si spiegano le vele che la gente picena possiede tutte decorate di simboli che parlano di Grecia, di Bisanzio, di civiltà orientale…”
Adolfo De Carolis, in Rivista Marchigiana Illustrata, 1906

“…Emblema della marineria sambenedettese è la paranza, un modello di imbarcazione elaborato alla fine del Settecento, che consiste in una barca più leggera e più agile nelle manovre, caratterizzata dai simboli rappresentati sulle vele, che servivano non solo per identificare le imbarcazioni, ma anche per dar sfogo ai sogni dei pescatori.” (Da “MARCHE L’Italia in una Regione”, Biemmegraf, Macerata 2005)

San Benedetto del Tronto è una città di mare che ha tratto e continua a trarre dal mare le sue principali risorse economiche, culturali, artigianali, industriali, ambientali.
“L’audacia e il coraggio dei marinai che si sono spinti verso lidi più ignoti, dalle coste dell’Africa alla lontana Groenlandia, hanno fatto di San Benedetto uno dei più importanti Porti pescherecci d’Italia ed uno dei più fiorenti mercati ittici nazionali.” (Da “I colori della Riviera”, Consorzio Turistico Riviera Delle Palme, Fast Edit)
Piatto tipico di questa zona, infatti, è il “brodetto di pesce”. Il “Pesce dell’Adriatico”, saporito e vario, arriva dai bassi fondali e viene sapientemente poco elaborato dai ristoratori del posto perché si possa gustarne pienamente il sapore originale. I piatti, non solo quelli a base di pesce, vengono poi accompagnati dai vini prodotti nelle soleggiate colline marchigiane: il “Falerio dei Colli Ascolani” il “Rosso Piceno” , il “Rosso Piceno Superiore” e alla fine del pasto viene proposto il tradizionale “Vino Cotto”, mosto lungamente cotto poi stagionato in botti di ciliegio.

La passeggiata sul lungomare

Il viale del lungomare, Viale Buozzi, è il più grande d’Italia con i suoi 30 metri di larghezza e 5 km. di lunghezza. È conosciuto anche con il nome, che contende a Savona, di ” Riviera delle Palme”: si possono contare 7000 palme di oltre 20 varietà differenti. Durante la passeggiata si potrà sostare presso i vari giardini “a tema”: il giardino arido, il giardino umido, il giardino delle palme, il giardino delle rose, il giardino della macchia mediterranea. In alcuni giardini, inoltre, viene proposto l’elemento “acqua” con la realizzazione di fontane e ruscelli naturali.

Il Museo Ittico “Augusto Capriotti”

Il prof. Augusto Capriotti al quale è intitolato il Museo è stato un valente ricercatore nel campo della microbiologia. Il Museo archeologico/naturalistico comprende circa 3.500 esemplari di pesci, crostacei, conchiglie e molluschi meditarranei ed oceanici ed ospita acquari e reperti archeologici.
Possono essere diverse le domande e le riflessioni che emergono dall’esperienza di questa visita, fra queste: perché alcuni degli esemplari ittici presenti nel Museo sono scomparsi dai mari di provenienza, vicini e/o lontani?
Quali avvenimenti, quali fattori, hanno determinato la loro scomparsa?
Cosa ha spinto e tuttora spinge i pescatori sambenedettesi a fare dono a questo Museo di specie di pesci, molluschi, crostacei, etc, più o meno rare, singolari, pregiate che scelgono e traggono dalle loro reti e che offrono al Museo rinunciando ad un guadagno che può spesso essere anche notevole?

Un altro Museo con opere di importanti artisti contemporanei è quello realizzato “all’aria aperta”: nell’isola pedonale di viale Moretti infatti, si susseguono le fontane di Paolo Consorti e Ugo Nespolo, le sculture di Salvo, Mark Kostabi ed Enrico Baj mentre nel vicino molo sud si possono ammirare le opere che artisti provenienti da ogni parte del mondo hanno ricavato dai massi del porto

Amandola

Il Comune rappresenta una delle zone più caratteristiche delle Marche dal punto di vista ambientale, paesaggistico, naturalistico, scientifico, storico: il Parco Nazionale dei Monti Sibillini che è presentato nelle sue caratteristiche principali nel Museo Antropogeografico.
Nel Museo Antropogeografico gli studenti potranno cogliere la complessità degli elementi presenti nel territorio attraverso il percorso costituito da immagini e da esperienze multimediali che il Museo ha allestito. Si potranno vedere i vari paesaggi in cui si articola il territorio: quello della diversità biologica con le formazioni geologiche, le associazioni vegetali, le presenze faunistiche.
Anche il paesaggio umano è notevole per i segni lasciati sull’ambiente dal lavoro degli uomini e dai loro insediamenti, dall’epoca romana alla contemporaneità. Questi segni sono testimoniati nel paesaggio rurale creato dagli agricoltori, nei boschi cedui e nei pascoli disegnati dai carbonai e dai pastori.

Offida

All’ingresso del Paese è collocato un gruppo bronzeo che raffigura tre generazioni di donne: una giovane madre ed una bimba sono dedite al lavoro del tombolo mentre la nonna sorveglia attentamente i movimenti delle mani di entrambe.
La scultura è “Il monumento alla Merlettaia”, risale al 1983 ed è opera dell’artista offidano Aldo Sergiacomi; le tre generazioni di donne rappresentano la reale continuità di una tradizione artigianale e artistica che è viva e operante in Offida ancora ai nostri giorni.
Il fatto che l’arte della lavorazione del merletto e del tombolo che si è sviluppata ad Offida fin dal XV secolo si sia poi estesa dalle comunità religiose ai ceti popolari e alle famiglie aristocratiche, dimostra che tanto le barriere sociali come quelle tra le generazioni possono scomparire quando persone diverse si trovano a confrontarsi su uno stesso oggetto il quale, poiché le appassiona, riesce anche ad accomunarle.
L’attività locale del merletto e del tombolo “…ebbe una consacrazione nei mercati europei ed extraeuropei, raccogliendo sempre più consensi e premiazioni. Nel 1910 venne istituita la prima scuola di Merletto all’interno della scuola comunale…Dal 2004 sono in corso iniziative per ottenere il marchio di tutela.” (Da “Comune di Offida”, Offida, il Merletto a Tombolo)
Le donne offidane artigiane ed artiste hanno saputo trasformare un’attività artigianale in arte intessuta di leggerezza e di grazia e si sono affermate nei mercati nazionali e internazionali della moda, dell’industria e dell’artigianato senza conoscere le dure leggi della concorrenza e dello sfruttamento. In questo modo le donne offidane hanno espresso e continuano ad esprimere le loro capacità creative senza dure cesure con le proprie tradizioni, continuando a svolgere le loro attività in casa o nelle vie del Paese, in compagnia di amiche e di vicine, senza cadere in un quotidiano, rassegnato, solitario affanno tra le attività domestiche e il lavoro fuori casa, tipico di molte donne contemporanee.
Gli alunni insieme ai docenti potranno scoprire quali e quanti siano stati e siano tutt’oggi i presupposti, o i prerequisiti, che hanno permesso e permettono il verificarsi di condizioni di lavoro tanto favorevoli nel Comune di Offida.
Potranno ancora verificare se sia possibile esportare l’esperienza di questo Paese anche in altri territori e con altre culture.
Potranno indagare per quali motivi e fino a quale punto la cultura di un gruppo sociale è legata al territorio nel quale quel determinato gruppo vive ed opera da generazioni.
Potranno chiedersi se abbia ancora senso parlare di uomini e di culture caratterizzate e definite dalla loro appartenenza ad un territorio circoscritto quando la realtà nella quale viviamo ci presenta un mondo che tende ad affrancarsi dai limiti imposti dai confini culturali e geografici i quali sono avvertiti sempre più come strumentali e sempre meno come reali.

Museo delle Tradizioni Popolari

È stato costruito nel 1986 da alcuni alunni ed insegnanti della locale Scuola Media “G. Ciabattoni” ed è stato collocato in ambienti particolarmente suggestivi, con soffitti a volte e cunicoli sotterranei, all’interno del Palazzo signorile De Castellotti Pagnanelli.
Ogni oggetto esposto nei sei settori del Museo ha il suo nome dialettale e il corrispettivo italiano. In ogni settore sono stati ricostruiti ambienti caratteristici come la cucina, con il suo corredo per la preparazione e cottura delle vivande, e sono esposti strumenti legati alla civiltà contadina ed a quella cittadina artigiana: la filatura, la tessitura, la bottega del falegname e quella del calzolaio; la cantina posta nel seminterrato ospita una grande caldaia in rame incassata in una struttura in mattoni e adibita alla produzione del “vino cotto”.
Gli oggetti della vita quotidiana, i tanti strumenti di lavoro, gli ingegnosi macchinari, gli ambienti domestici e lavorativi ricostruiti con minuziosa fedeltà raccontano la laboriosità e la sapienza con le quali uomini e donne di un recente passato hanno tratto dall’ambiente naturale i mezzi necessari alla sopravvivenza. Gli oggetti e gli strumenti ci parlano anche dell’opera attenta e della cura generosa che quegli uomini e quelle donne hanno avuto per l’ambiente naturale tanto da poterlo consegnare ancora integro e produttivo alle generazioni successive.
Dopo aver considerato gli ambienti e gli oggetti conservati nel Museo ci si potrà interrogare con gli studenti sul significato di questa raccolta e conservazione; si potrà osservare che se quegli oggetti sono ormai caduti in disuso essi non sono tuttavia “inservibili”: oltre all’ingegno dei loro autori, gli strumenti riferiscono dei tempi e dei modi impiegati nel lavoro e, soprattutto, riconducono al genere dei rapporti che l’uomo ha saputo instaurare con l’ambiente naturale.
Se non è ormai più possibile né auspicabile ripercorrere nella nostra epoca i tempi e i modi che appartengono al lavoro del secolo scorso, il genere dell’antico e privilegiato rapporto instaurato con l’ambiente potrebbe invece suggerire ancora agli uomini ed alle donne del nostro tempo la direzione da seguire per poter creare una relazione consapevole, equilibrata e finalmente corretta con il mondo naturale nel suo insieme.

Santa Maria della Rocca

Un tratto di strada panoramica affiancata da qualche villa solitaria conduce verso la chiesa di Santa Maria della Rocca che sorge su una rupe a una certa distanza dal Comune di Offida e che si presenta gradualmente in tutta la sua slanciata e armonica bellezza allo sguardo del visitatore che man mano si avvicina.
Di stile romanico-gotico fu costruita nel 1330 sulle fondamenta di un castello longobardo che ospitava una chiesa di piccole dimensioni; tutto l’edificio apparteneva a Longino D’Azzone, signore offidano di origine franca o tedesca il quale, nel maggio 1039, dona il castello e la chiesa all’abate di Farfa e sottomette se stesso, la moglie e i figli all’Abbazia.
Gli alunni potranno essere sollecitati a considerare il fatto che le forme delle strutture architettoniche e gli stessi luoghi in cui esse sono inserite, rappresentano un documento storico che è interessante decifrare: l’aspetto solenne e severo di Santa Maria della Rocca richiama infatti alla mente l’impianto originario della struttura, che era quello di un castello feudale. Si potrà a questo punto risalire alla forma del potere indiscusso e assoluto che il feudatario esercitava dal suo castello sugli uomini e sulle cose circostanti.
La scelta del luogo elevato e solitario nel quale è stato fondato l’edificio risponde a obiettivi precisi: il potere assoluto e indiscusso del signore feudale deve essere chiaramente visibile ai suoi sudditi, va protetto e difeso e non può essere condiviso.

Abbadia di Fiastra - Riserva Naturale Statale

L’ambiente naturale

Istituita nel 1984 con una convenzione stipulata tra la Regione Marche e la Fondazione agraria Giustiniani Bandini proprietaria dell’area, è stata in seguito riconosciuta come ” Riserva Naturale dello Stato” dal Ministero dell’Agricoltura e delle Foreste con proprio decreto del 10 Dicembre 1985.
La Riserva si estende per 1901 ettari e comprende: la Selva (100 ha ca.); i campi coltivati; il lago “Le Vene” e i corsi d’acqua Fiastra ed Entogge con la vegetazione e la fauna tipiche delle zone umide; passeggiate a cavallo; percorsi ciclabili.
La Selva, dichiarata dalla Regione Marche “Area floristica protetta” (L.R. n.52/74), ha una particolare valenza scientifica perché è l’ultimo esempio di superficie del tipo “foresta”; tra le specie boschive presenti al suo interno troviamo la roverella, l’orniello, l’acero campestre, l’olmo, il ginepro; tra le specie floristiche non manca il carpino orientale, l’elleboro del Bocconi, lo zafferanetto, il capochino.
Nella Selva è inoltre possibile incontrare il capriolo che è stato reintrodotto nel 1957, e la faina, il tasso, la donnola, il riccio, il ghiro; tra gli uccelli figurano lo sparviero, l’allocco, il picchio verde, il picchio muratore, l’upupa e vari piccoli passeriformi.

Obiettivi educativi e formativi della visita alla Riserva Naturale dell’Abbazia di Fiastra

  1. Scientifico: il percorso a piedi all’interno della Selva permetterà agli alunni di scoprire:
    • Un esempio di superficie del tipo Foresta;
    • Esemplari vari e notevoli di specie boschive e floristiche;
    • Possibili incontri ravvicinati con animali colti nel loro ambiente naturale.
  2. Naturalistico/Ambientale: la scoperta della pluralità di specie animali e vegetali che popolano e animano il bosco condurrà gli studenti a vivere un’esperienza educativa di grande rilievo.
  3. Culturale: si potranno completare o anticipare le esperienze vissute durante la visita nella Selva nell’aula didattica della Riserva Naturale. Utilizzando un microscopio ottico gli studenti potranno infatti individuare le caratteristiche strutturali e funzionali di una cellula vegetale e alcuni microorganismi presenti nell’ambiente naturale.

Finalità della visita alla selva e della lezione teorica “dal macro al micro”

Con l’esperienza diretta della visita alla Selva e attraverso la precedente o successiva lezione teorica, gli alunni potranno:

Visita all’Abbazia Cistercense di Santa Maria di Chiaravalle di Fiastra (Sec. XII)

La visita all’interno dell’Abbazia comprenderà:

Obiettivi didattici e formativi della visita

  1. Storico: approfondire la conoscenza del forte e positivo influsso che il Monachesimo in generale e i Cistercensi in particolare esercitarono per la rinascita culturale ed economica dell’Europa nell’epoca medioevale (XII-XV sec.) nell’ambito della cultura non solo religiosa, in quello dello sviluppo del territorio e della cura e tutela dell’ambiente.
  2. Culturale: nello “Scriptorium”, ovvero in una stanza ampia e luminosa, alcuni monaci, gli “amanuensi”, trascrivevano i Testi Sacri, le opere dell’antichità classica, testi di Patristica, opere esegetiche e giuridiche, in un umile e paziente lavoro non solo di trascrizione ma anche di miniatura e rilegatura. I volumi venivano poi custoditi nelle Biblioteche e in questo modo è stato salvaguardato ed è giunto fino a noi quel vasto patrimonio culturale che costituisce la base di tutte le nostre attuali conoscenze.
  3. Ambientale: i monaci resero fertili dei territori malsani e produttive delle valli ricoperte di foreste, costruirono ponti, strade, argini, torri di asilo e di difesa ma seppero preservare anche delle zone boschive; una di queste, giunta intatta fino a noi, è appunto la Selva.
  4. Architettonico/Artistico: l’esterno dell’Abbazia, tutto di ridenti mattoni rossi, fu ideato da architetti francesi secondo il modello dell’architettura romanico-borgognona e rappresenta un modello di architettura di transizione dal romanico al gotico. Nell’interno si possono ammirare, tra l’altro, affreschi del 1400 e un chiostro cinquecentesco.
  5. Storico-Religioso: in una parte della Borgogna, a Citeaux (lat. Cistercium, da cui Cistercense) l’abate benedettino Roberto di Molesmes diede origine ad un rinnovamento monastico che voleva tornare a seguire alla lettera le indicazioni originarie della Regola benedettina. Il nuovo ordine cistercense si contrapponeva in tal modo a quello cluniacense, il quale aveva perso il rigore delle origini. I monaci cistercensi guidati dal santo abate Bernardo di Chiaravalle fondarono un ordine monastico nuovo che si diffuse oltre la Francia, nei Paesi balcanici, ad oriente dell’Elba, in Irlanda e in Italia.

Finalità della visita all’Abbazia

Gli studenti opportunamente preparati dai docenti di Italiano e Storia, di Educazione Civica, di Storia dell’Arte, di Geografia, di Lingua Straniera, di Religione, di Scienze, potranno verificare ed approfondire i contenuti delle lezioni teoriche interdisciplinari e propedeutiche analizzando concretamente un capitolo significativo della storia dell’alto Medioevo italiano ed europeo considerata sotto il profilo letterario, storico, architettonico, artistico, scientifico, ambientale, geografico, religioso.
Gli stessi alunni potranno scoprire la validità delle iniziative dei monaci cistercensi per quanto riguarda l’opera minuziosa di conservazione, di trasmissione e di diffusione della cultura laica oltrechè di quella religiosa che essi hanno svolto nel tempo; potranno riflettere sull’attualità delle loro iniziative per tutto quanto concerne l’attenzione e la correttezza dei comportamenti nel rapporto che l’uomo intesse con il territorio: le opere di bonifica, le attività di promozione delle risorse disponibili, l’impegno alla salvaguardia, alla tutela, al rispetto dell’ambiente naturale, vegetale e animale.
Attraverso la testimonianza offerta anche dalle strutture architettoniche dell’Abbazia che sono caratterizzate da uno stile austero, sobrio ed elegante, gli studenti potranno compiere l’esperienza arricchente di avvertire il clima di serena armonia che avvolge i luoghi e le persone dei monaci dediti, ieri come oggi, al lavoro, allo studio, alla meditazione silenziosa, all’umile e fervente preghiera.

Indicazioni pratiche per la visita

Periodo indicato per la visita: ottobre, novembre, febbraio, marzo, aprile

Per consentire uno svolgimento tranquillo e proficuo delle visite, gli alunni saranno suddivisi in tre gruppi: mentre un primo gruppo per un numero di non più di 25 studenti visiterà l’Abbazia e sarà accompagnato da almeno due docenti, il secondo gruppo sarà ulteriormente suddiviso in due sottogruppi costituiti da 12 o 13 alunni per ciascun gruppo; ogni sottogruppo sarà seguito da almeno un docente. Mentre i primi 12 o 13 alunni effettueranno la visita della Selva, gli altri studenti seguiranno la lezione teorica nel laboratorio “Dal macro al micro”; nello stesso laboratorio si recheranno gli studenti al ritorno dalla visita nel bosco mentre entreranno a loro volta nella Selva coloro che nel frattempo hanno finito di seguire la lezione teorica. Gli alunni che nel frattempo avranno terminato la visita dell’Abbazia, saranno divisi a loro volta in due sottogruppi per le successive visite mentre entreranno nell’Abbazia coloro che hanno terminato la visita della Selva e hanno finito di seguire la lezione teorica.
Se rimarrà ancora del tempo, chi lo desiderasse potrà compiere, prima della cena, una passeggiata distensiva nel giardino all’inglese del Palazzo Giustiniani-Bandini, tra lecci secolari ed una rara quercia da sughero.

Destinatari della visita

I destinatari della visita sono gli alunni della Scuola Media Inferiori (classi terze); gli alunni della Scuola Media Superiore, ivi compresi i C.F.P., dalle classi prime alle classi quinte.
Durata indicativa complessiva della visita pomeridiana: dalle quattro alle cinque ore, con inizio alle ore 16 ca.
Durata indicativa del percorso naturalistico: h.1,30
Durata indicativa dell’attività di approfondimento (“Dal macro al micro”): h.1
Durata indicativa della visita all’Abbazia di Santa Maria di Chiaravalle di Fiastra: h.2

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