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Itinerari attraverso l’arte e la storia nelle Marche
Descrizione dei luoghi di visita
Falerone e le sue piane
Nel 29 a.C. Falerone venne fondato con il nome di Falerio Picenus dall’imperatore Augusto e da lui destinato ai suoi veterani. La piccola città era attraversata da due strade principali: il Cardo in direzione nord-sud e il Decumano, che univa il Teatro all’Anfiteatro da est a ovest.
“Ben presto la cittadella divenne un centro importante dotato di teatro e di anfiteatro, di numerose ville patrizie, di terme, di monumenti sepolcrali e di impianti idrici all’avanguardia” (Falerone - Storia, Arte, Cultura. Realizzazione grafica: Alessandrini Palma. Stampa: Tipografia Menicucci, Falerone).
Il teatro e l’anfiteatro
Il teatro risale probabilmente all’anno 43 d.C. e venne dedicato all’imperatore Tiberio Claudio. È fra i teatri meglio conservati nella Regione.
Il perimetro della struttura è di 82,50 metri, con un diametro di 49,20. Nella Cavea potevano essere ospitati fino a 1600 spettatori distribuiti su tre ordini di posti, di cui due sono ancora conservati mentre il terzo è crollato insieme al porticato che lo sorreggeva.
“Di fronte all’orchestra, del diametro di metri 18,60, si sviluppava il complesso scenico, delimitato anteriomente dal proscenio, a nicchie semicircolari e rettangolari…L’Anfiteatro sorgeva a trecento metri dal teatro in direzione ovest… Nell’arena si svolgevano i giochi e i combattimenti tra i gladiatori e le belve, ma non è escluso che qui fossero trucidati anche i primi cristiani. Rimangono diverse parti della struttura sul lato nord-ovest. Solo indagini e ricerche approfondite saranno in grado di chiarire numeroso aspetti ancora sconosciuti della sua storia…
Alla fine del ‘700 le ricerche archeologiche assunsero una grande importanza, anche se molto spesso erano eseguite senza alcuna autorizzazione ufficiale… Molti reperti finirono… nelle mani di collezionisti privati, facendo perdere definitivamente le loro tracce” (Comune di Falerone Valorizzazione del Parco Archeologico di Falerio Picenus, Roberto Scocco Edizioni, Macerata. Intervento realizzato con il contributo del fondo europeo di sviluppo Regionale e dello Stato nell’ambito del Docup Ob).
Il Museo Antiquarium e il suo allestimento espositivo
”[…] Il percorso espositivo inizia con le preesistenze picene e giunge sino al medioevo attraversando l’età romana che costituisce il periodo di maggiore consistenza. Questo ultimo è poi suddiviso nella “città dei vivi” e “città dei morti”: nella prima sono compresi gli aspetti della vita quotidiana, nel secondo le testimonianze del culto romano per i morti… Costantemente l’esposizione è stata concepita in stretta dialettica con l’area archeologica, un ideale completamento cioè di una visita ai monumenti di Falerio Picenus o, se vogliamo, la fase propedeutica alla passeggiata nel Parco.
Va sottolineata infine la scelta di fondo di organizzare l’Antiquarium secondo finalità didattiche, rivolgendo una particolare attenzione ad una categoria di utenti non specialistica…
E’ stata poi aggiunta una importante documentazione in copia di pezzi dispersi in vari Musei come quelli Vaticani e l’Archeologico di Ascoli Piceno o come il Louvre di Parigi…
Accanto ai supporti per le statue, le epigrafi e gli altri pezzi in mostra, sono stati ideati dei semplici pannelli espositivi ad andamento verticale …Tali pannelli saranno usati per illustrare la realtà di Falerio Picenus e quindi il contesto storico ed architettonico di provenienza dei reperti in mostra, ma anche per far conoscere al visitatore il grande patrimonio culturale originario della Colonia e disperso purtroppo in vari Musei sparsi dappertutto” (Comune di Falerone Valorizzazione del Parco Archeologico di Falerio Picenus, Roberto Scocco Edizioni, Macerata. Intervento realizzato con il contributo del fondo europeo di sviluppo Regionale e dello Stato nell’ambito del Docup Ob).
Il Paese Medioevale
Nel XIII sec., secondo antichi documenti, nacque la prima chiesa “fabbricata nella nobilissima città di Fallera”, la piccola Chiesa rurale di San Paolino.
La chiesa fu costruita con pietre di fiume e le sue forme austere in stile romanico gotico invitano ad una sosta, se pur breve, per raccogliersi in contemplazione.
Nel XV sec., vennero costruite Le Loggette dei Mercanti, nel cui portico a due ordini i pellegrini si riunivano e si riposavano, ed i mercanti e gli agricoltori svolgevano le loro animate attività.
Oggi, come tanti secoli fa, le Loggette offrono riparo e ristoro dalle intemperie o dal sole.
La chiesa di San Fortunato di origine romanica, XIII-XIV sec., ha un portale rinascimentale. Fu costruita a partire dal 1287 in onore di San Francesco. L’annesso convento francescano fu innalzato tredici anni dopo. La chiesa ospita una Madonna stante che adora il Bambino, tra due angeli musicanti, tavola di Vittore Crivelli con la data 1479 e la firma apposte dall’autore.
Cessapalombo
L’aula verde di Rio Vallone
“Un percorso suggestivo e facilmente percorribile alla scoperta dei diversi ecosistemi presenti nel Parco dei Sibillini e delle attività sostenibili che l’uomo ancora svolge in perfetta armonia con l’ambiente. Da Palazzo Simonelli a Tribbio si scende per immettersi in un breve percorso che attraversa un bosco di carpino nero. Subito si entra in contatto con l’ambiente naturale di questi territori osservando in silenzio la vita floristica e faunistica. Sotto l’ombra di carpini, roverelle, lecci e ornielli spuntano ciclamini, asparagi, pungitopo e tant’altro. Nelle stagioni umide si possono osservare le tracce lasciate dall’abitante tipico di questi boschi, il cinghiale. Uscendo dal bosco sopraggiunge il profumo acre del fumo proveniente da piccole capanne all’interno delle quali sono in piena attività le carbonaie. Con un po’ di fortuna qui si possono incontrare i pochi carbonai che rimangono e farsi raccontare direttamente come si fa il carbone e come essi conducono la loro vita. Si prosegue lungo il torrente Vallone per immettersi nelle gole scavate nel tempo e osservare come la vegetazione cambia con l’aumentare dell’umidità. Infatti ci lasciamo alle spalle i lecci, alberi tipici dell’ambiente mediterraneo, per trovare salici e pioppi, piante tipiche di un ambiente fluviale. Nella gola si entra in contatto con l’ambiente fluviale andando a scovare sotto i sassi i macroinvertebrati che vivono nell’acqua e se si è fortunati si può scorgere sulla parete della gola il falco pellegrino. Tornando indietro si fa una pausa sull’area attrezzata con panche e tavoli, per poi proseguire verso Villa e da qui per Tribbio.” (Laboratorio territoriale dei Monti Azzurri, Palazzo Simonelli C.da Trebbio, Cessapalombo (M.C.), www.labter.sinp.net. I Laboratori Territoriali (LABTER): sono strutture di enti pubblici o di soggetti privati organizzate e gestite per favorire il coinvolgimento, il coordinamento e la valorizzazione del maggior numero possibile di risorse presenti in un ambito territoriale omogeneo od attive su una specifica tematica comune, funzionali allo svolgimento di programmi, progetti ed attività INFEA. Operano attraverso un Gruppo di gestione e coordinamento e un Gruppo di Animazione. Svolgono la funzione di nodi territoriali nella rete regionale. INFEA: Informazione-Formazione Educazione Ambientale)
Il museo delle carbonaie
Il Museo delle Carbonaie è ospitato dal Palazzo Simonelli, immerso fra orti e giardini, in direzione della frazione di Montalto.
Il Museo si sviluppa anche in un percorso esterno nel quale sono state ricostruite tutte le fasi della produzione del carbone.
“Articolato in cinque ampie sale espositive, il Museo raccoglie tutti gli utensili e gli strumenti necessari alla lavorazione del carbone naturale con l’antico metodo delle carbonaie….E’ presente inoltre un’area dedicata alle emergenze naturali tipiche del Parco Nazionale dei Monti Sibillini: le risorse geologiche e geomorfologiche, le acque, i fiori, gli animali, il patrimonio insediativo, i percorsi storici, le antiche tradizioni civili e religiose…Dentro il Museo è collocato un chiosco multimediale per consultare la documentazione storica delle carbonaie e navigare nel Museo Territoriale del Parco Nazionale dei Monti Sibillini. La biblioteca e la cineteca offrono materiale iconografico e letterario sull’uso antico dei boschi e dei pascoli…” (“I Musei del Parco Guida al Museo Territoriale del Parco Nazionale dei Monti Sibillini”)
“Percorso delle Carbonaie”
Il percorso delle carbonaie propone agli studenti l’occasione per riflettere su mezzi e modalità ingegnate e usate dall’uomo nel corso dei secoli per proteggersi e convivere con fenomeni naturali quali i temporali, le burrasche, il freddo.
Vedere da vicino i materiali scoperti e impiegati dagli uomini del secolo scorso, e gli strumenti da loro utilizzati, mostrerà a docenti ed alunni l’impegno fattivo dell’uomo di allora a cercare e a trovare nell’ambiente naturale le risorse necessarie alla sopravvivenza individuale, delle famiglie e della stessa società.
Questi uomini non hanno sfruttato l’ambiente naturale per trarne profitti, ma si sono limitati a ricavare da esso ciò che era necessario e sufficiente per tutti, preoccupandosi sempre di rispettare e di mantenere inalterato l’equilibrio dell’ecosistema nel suo complesso.
Le acque, le piante, gli animali, i terreni, sono stati trattati infatti con rispetto e perizia, in un esercizio continuo di cura, attenzione, studio, pazienza.
Si ritiene che la conoscenza del fecondo e rispettoso rapporto di questi nostri antenati con l’ambiente, permetterà di far vivere agli studenti, in modo personale e diretto e per questo motivo particolarmente efficace, una esperienza culturale ed umana di notevole spessore.
La descrizione delle attività degli antichi carbonai sarà occasione per i docenti per cogliere molteplici spunti per i propri studenti, offrire chiarimenti e riferimenti in ordine alla educazione civica e ambientale, alla cultura scientifica, alla geografia, ma anche ad eventi relativi alla storia politica, economica, artistica, religiosa propri del territorio che si sta esaminando, con la possibilità di collegamenti con le specificità di altri territori, ad esempio quello lombardo.
Tolentino
Il Comune si trova al centro della Provincia di Macerata nella Valle del fiume Chienti, equidistante dal mare Adriatico e dai Monti Sibillini.
A Tolentino si collegano due fatti storici di particolare importanza: nel 1797 Napoleone Bonaparte ed i rappresentanti del Papa Pio VI firmarono, nel Palazzo Parisani-Bezzi, un trattato di pace con il quale lo Stato Pontificio rinunciava ad Avignone, a Bologna, a Ferrara e alla Romagna e si impegnava a pagare una forte somma e a cedere numerose opere d’Arte.
Il secondo fatto risale al 1815 quando nella Battaglia della Rancia, avvenuta presso l’omonimo castello, il re di Napoli Gioacchino Murat che intendeva unificare l’Italia, si scontrò con le truppe austriache in una battaglia che, secondo molti storici, viene considerata come la prima dell’indipendenza italiana.
In Piazza della Libertà si trova Palazzo Sangallo iniziato nel 1540 su progetto di Antonio da Sangallo il Giovane.
Al secondo piano del Palazzo è ospitato il Museo Internazionale della Caricatura e dell’Umorismo. Il museo conserva riproduzioni e originali di caricature e vignette satiriche italiane e straniere, in una raccolta che inizia dai primi anni del ‘900.
L’idea di raccogliere in un Museo caricature e vignette satiriche è per lo meno originale e induce a chiedersi, tra l’altro, quali le connotazioni che gli alunni sono soliti attribuire ad un Museo in quanto tale; su quali basi si sono sedimentate determinate aspettative nei confronti delle raccolte museali; fino a che punto è cambiato, rispetto al passato, il modo attuale di concepire e di allestire un Museo e per quali motivi. In particolare: quale può essere stata la convinzione che ha condotto gli Autori a dedicare un Museo alle varie espressioni dell’Umorismo? E ancora: è condivisibile l’idea secondo la quale esiste tra le altre, anche l’arte di far sorridere?
Santa Maria a Pie’ di Chienti
La basilica Santa Maria a Piè di Chienti, detta anche dell’Annunziata, sorta almeno dal 936 come possedimento dell’abbazia di Farfa, è nota per la sua notevole originalità di forme interne ed esterne e per la sua pregiata architettura.
L’edificio ha un impianto basilicale a tre navate ed è decorato da suggestivi affreschi trecenteschi e quattrocenteschi.
Il presbiterio ospita un ciclo pittorico con storie evangeliche e col grande Cristo Benedicente nel catino, attribuito ad Ugolino da Milano.
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